Dobbiamo ancora riprenderci dal fatto che nel 2016 l’album ha perso il suo primato come formato, con le vendite che globalmente sono scese in media del 15% in favore dello streaming e delle playlist.
Ma in questo mondo oramai diventato una massa di mercati più che un mercato di massa, esistono delle zone e nicchie dove i dati ci raccontano altre storie che pensavamo non sentire più: ad esempio quello che accade su BandCamp.
Il sito californiano, specializzato nella vendita diretta di musica (sia streaming, sia fisico) e merchandising, ha pubblicato le sue statistiche riguardanti il 2016 nelle quali troviamo sorprese decisamente inaspettate.

 

SALE IL CD (E ANCHE LA CASSETTA)
Il primo dato riguarda le percentuali di crescita di ogni supporto:
  • Album = +20%
  • Singole tracce = +23%
  • Merch = +34%
Molto interessante anche il valore dei prodotti non musicali come ad esempio magliette, cappelli o altri oggetti (merch), una crescita così importante dovrebbe convincere band ed artisti a investire di più in questo tipo di mercato e trovare anche nuove forme di commercio oltre al classico ‘banchetto del merch ai concerti’.

 

Se poi andiamo a vedere nello specifico quali sono i formati fisici più venduti ecco cosa vediamo:
  • CD = +14%
  • Vinile = +48%
  • Musicassetta = +58%

 

Oramai sappiamo che le percentuali possono nascondere anche piccoli numeri, ma dobbiamo ragionare sempre come trend. E questo ‘trend’ ci da un dato numerico: nel 2016 i fan iscritti a BandCamp hanno versato nelle casse degli artisti 200 milioni di Dollari (5 milioni solo nell’ultimo mese) – fan che sono triplicati rispetto al 2015 e che adesso acquistano un album ogni tre secondi.

 

LO STREAMING CRESCE, COSI’ COME LE PERDITE
Se il concetto di streaming è ottimo per gli utenti, lo è meno per gli addetti ai lavori, in particolare per coloro che fanno parte dell’underground, alternative e comunque tutto il mondo indipendente; questo perché Spotify & Co. riconoscono royalties molto basse ai detentori del master, e non significa che si tengono buona parte del malloppo, tant’è che nel 2015 Spotify ha perso 200 milioni di dollari.
Quindi BandCamp si propone come mercato parallelo, frequentato da centinaia di migliaia di fan interessati ad acquistare supporti fisici, e interviene solo trattenendosi una percentuale del 15% sulla vendita (10% sul merch). Molto meno di iTunes o di Feltrinelli, per fare un esempio. In più BC permette all’acquirente di decidere se pagare un disco più della cifra richiesta: ad esempio lo scorso settembre ho acquistato “Born In The Woods”, il bellissimo album di Birthh che la sua label aveva messo in vendita a 7 Euro, ma ho preferito pagare 10 € per ‘premiare’ la scelta artistica (certo, non saranno i miei 3 Euro a modificare il conto economico della WWNBB…).
Questo vantaggio economico è stato sfruttato da etichette storiche come la Dischord (Fugazi, Minor Threat,), Merge Records (Will Butler, Titus Andronicus, Bob Mould) o Dualtone (The Lumineers, June Carter Cash) che hanno trasferito il loro catalogo online nelle pagine di BandCamp.

 

CONCLUSIONE
Al momento di pubblicare un album, un brano o un EP siate sicuri di essere ovunque (Spotify, Deezer, AppleMusic, XBoxLive, iTunes, GooglePlay, etc.), ma cercate di indirizzare gli ascoltatori verso piattaforme economicamente più convenienti per voi.
Differenziate la proposta dando la possibilità agli ascoltatori di scegliere vari formati, dal classico CD, al digital download, al vinile, alle Deluxe Edition fino alla musicassetta.
Implementate l’extra settore con oggetti e prodotti, come ad esempio le classiche magliette/cappelli o qualcosa di differente. Una cosa molto importante: evitate di stampare il vostro nome a caratteri cubitali (se non siete Vasco Rossi), preferite design attuali e di qualità per far in modo che i fan possano indossare i vostri capi senza sentirsi un uomo sandwich.

 

 

 

 

Fabrizio Galassi