Si parla da tempo del costante aumento dello streaming e del download e del crescente ritorno del vinile, ma al successo di questi vecchi e nuovi formati cosa corrisponde nel mercato dei cd? Si possono trarre evidenti conclusioni con quello che sta accadendo negli Stati Uniti, dove negli ultimi anni la Sony ha chiuso molti impianti di produzione di compact disc, fino a decretare la fine anche della storica fabbrica di Terre Haute nell’Indiana, dove con 375 lettere di licenziamento si stabilisce la conclusione di un’epoca: l’impianto era infatti l’unico rimasto negli USA.
Il cd, che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 si impose su vinile e musicassetta producendo una vera e propria trasformazione del mercato discografico, aveva già in sé la causa del suo declino: fu il primo formato a portare la musica digitale nelle case della gente, che ben presto scoprì di poter copiare gli album con facilità e senza perdere qualità. E mentre si cercava di arginare la pirateria e l’uso di masterizzatori, arrivò nel 2001 il primo iPod, aprendo una nuova era nell’ascolto della musica: come scrive Greg Milner nel suo libro “Perfecting Sound Forever”, “I manager non capirono che il pericolo veniva dall’mp3 soprattutto perché suonava male, molto peggio del cd. Ma era una qualità più che accettabile, tanto che la maggior parte del pubblico che non è educato alla musica non si accorgeva neanche della differenza”.

 

Per approfondire https://www.rockit.it/news/ultima-fabbrica-compact-disc-stati-uniti-sony-chiusura