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Spesso i musicisti che suonano solo nella propria città utilizzano un alibi meraviglioso per giustificare il loro insuccesso: la fortuna.
“Eeeeh, ma loro hanno avuto fortuna”, oppure “Eeeeh, noi NON abbiamo avuto fortuna”, dicono questo nella speranza che l’interlocutore accetti questa idea e cambi immediatamente discorso, così da non pensarci più.
La fortuna, nella musica, non esiste: esiste il caso e la preparazione.
Se stai sempre in casa, non frequenti i locali, non vai alle conferenze stampa, non provi a entrare nel giro giusto, non vai nelle altre città con la chitarra sulle spalle, non hai visto Motta dal vivo e metti like alle foto dei gattini, non riuscirai mai ad andare in contro al CASO.
Se non studi, non componi, non ascolti nuova musica, non conosci i suoni contemporanei, non capisci i trend nazionali e locali, non avrai la giusta PREPARAZIONE.
E non serve avere uno solo dei due fattori, è necessario possederli entrambi.
Questo è il motivo generale per il quale la tua band suona una volta al mese nella birreria sotto casa.

 

EVITA LA DEMENZA DIGITALE E NON CREDERE CHE IL WEB DA SOLO AIUTERÀ LA TUA CARRIERA.
Ci sono centinaia di studi sullo sviluppo della demenza digitale causato dall’eccessivo utilizzo dei social; è vero che possono aiutarvi, ma limitate il vostro tempo davanti allo schermo in favore di uno studio più accurato del vostro strumento. Invece di mandare mail ai locali, provate ad alzare il telefono e contattare direttamente il direttore artistico o il responsabile della programmazione musicale; ancora meglio se uscite di casa e andate direttamente, portando con voi il CD, la locandina e magari qualcosa dal merch (se lo avete). Con Facebook potete contattare altre band in altre città, ma sviluppate il rapporto con altri mezzi (telefono ad esempio), oppure saltate in macchina e andate a trovarli. Su Instagram potete caricare video delle vostre esibizioni, magari se avete ‘coraggio’ potete realizzarle in strada, sotto forma di busking, e utilizzare il social fotografico per dare appuntamenti nelle strade dove suonerete. Ovviamente andrete a testare le vie in altre città.

 

NON CONFONDERE LA CELEBRITÀ (TELEVISIVA) CON LA POPOLARITÀ (NAZIONALE).
Uno dei pensieri distorti causati dai talent nella testa del musicista è il concetto di celebrità. Dal ‘canticchiare sotto la doccia al Forum di Assago con un provino’ è la possibilità che la TV vende a tutti coloro che mancano di ‘ricerca del caso’ o ‘mancanza di preparazione’. Sia chiaro, ci sono esempi fantastici che hanno saputo concretizzare quel momento a XFactor, come ad esempio Santino Cardamone o i Landlord (senza tenere conto della Michielin o di Mengoni o di Giusy Ferreri o di Noemi), ma se facciamo una statistica tra tutte le persone che hanno fatto un provino per il talent di SKY e prima in RAI (all’incirca 180.000 / 200.000 in 10 edizioni) e chi ce l’ha fatta, significa che avete solo lo 0.00003% di possibilità di sfruttare l’occasione. E comunque la cosa peggiore che vi possa accadere è passare il provino, andare in TV, ottenere l’ovazione del pubblico, essere eliminati e andare in depressione perché non sentirete più quella ovazione. Ecco, questa è la celebrità. La popolarità è riuscire a espandere costantemente il vostro pubblico e fare in modo che possa permettervi di suonare in modo continuativo, soprattutto fuori dalla vostra città, provincia o regione. Si chiama gavetta ed ha bisogno di tempo, di passione e di continui stimoli.

 

SE FATE SCHIFO NON DOVETE ARRABBIARVI SE NESSUNO VUOLE PAGARVI PER SUONARE
Suonare dal vivo è e rimarrà la migliore palestra per il musicista; dovete sfruttare tutte le possibilità che vi offre la vostra città per salire su un palco e testare la vostra musica. Ma se fate schifo non potete certo pretendere un cachet, e finché farete schifo non potete chiedere ai vostri amici di venire a vedervi per l’ennesima volta o, ancora peggio, chiedere loro di acquistare un biglietto. Il compenso si deve meritare e finché non lo meritate è giusto che non prendiate un solo Euro. Questo non vuol dire che dovete pagare per suonare; potete chiedere solo un rimborso, oppure accontentarvi del pasto e di qualche drink. Se invece il locale si riempie e il concerto successivo arriva molta più gente, allora vuol dire che la vostra musica ‘merita’ e che potete chiedere un cachet. Sfruttate al massimo le potenzialità dei locali della vostra città, nel frattempo scambiate qualche concerto con altre band e chiedete qualche favore ai direttori artistici (come ad esempio mettere una buona parola con altri proprietari di locali fuori città).
Partite da questi tre punti.

 

Se invece avete altri consigli da aggiungere, fatelo utilizzando i commenti oppure inviando una mail a fabriziogalassi@gmail.com

 

 

Fabrizio Galassi