La tendenza solidamente positiva che sta riportando l’industria discografica mondiale a rialzare la testa dopo anni di profonda crisi può bastare, se non a cantare vittoria, almeno a considerare il pericolo scampato? Secondo Jonathan Dworkin, vicedirettore del reparto strategie musicali del gruppo Universal Music, no: in un intervento alla conferenza NY:LON Connect in corso in questi giorni a New York il discografico ha ammesso come la tecnologia non possa, da sola, risollevare le sorti dell’industria musicale.
“Sono un ottimista, e mai come oggi stiamo assistendo a un consumo di musica così diffuso”, ha spiegato Dworkin: “Ma c’è una cosa che davvero mi preoccupa: questa estrema facilità di accesso, unita allo strapotere degli algoritmi e all’eccesso di contenuti rischia di fare diventare la musica un’esperienza interlocutoria. Oggi si guida e si ascolta la musica, così come in spiaggia o in palestra: ho paura che gli ascoltatori si concentrino sempre meno sulla profondità dell’esperienza di ascolto”.

 

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