Qualche mese fa è stato inaugurato l’Italia Music Export, uno sportello dedicato a mettere in comunicazione gli artisti italiani con il mercato internazionale, fornendo informazioni ma anche finanziamenti. Abbiamo intervistato Nur Al Habash, responsabile dell’Italia Music Export powered by SIAE, per farci raccontare come funziona questa nuovo e importante strumento (e ci ha svelato qualche consiglio per incominciare bene una carriera internazionale). 

 

Come prima cosa ci spieghi che cos’è un ufficio di export musicale?
Gli uffici di music export mettono in collegamento l’industria musicale di un paese con il resto del mondo, per facilitare gli scambi sia a livello di comunicazione che a livello commerciale. Agisce sia da PR e ufficio stampa per tutta la musica del proprio paese, sia da facilitatore. Per esempio, mette a disposizione dei fondi per supportare economicamente gli artisti e gli operatori che vogliono suonare e lavorare all’estero, o ancora organizza momenti d’incontro e di meeting b2b tra gli operatori locali e quelli stranieri. Gli export office, compreso il nostro, forniscono anche altri tipi di supporto legati all’informazione: organizzano dei corsi per capire da dove si inizia per suonare all’estero, per avere spazio sulla stampa straniera e così via. È utile da una parte a potenziare l’industria musicale del paese e dall’altra a metterla in relazione con quella internazionale.

 

Perché SIAE ha deciso di aprire l’Italia Music Export?
L’Italia Music Export è un ufficio SIAE nato proprio per coprire questa mancanza sul nostro territorio, un tipo di mancanza di cui erano coscienti moltissimi professionisti dell’industria musicale italiana e di cui ero cosciente anche io. Partecipando a festival, conferenze, fiere della musica, notavo la presenza dei vari music export da tutto il mondo: Francia, Svizzera, Germania, Svezia, Danimarca, Portogallo… insomma, tutti promuovevano la musica dei loro paesi a vari livelli. L’Italia non aveva ancora un proprio ufficio di music export, se non per alcuni esperimenti virtuosi come Puglia Sounds, che però per esempio si occupa solo di musica pugliese. Da qui è nata l’idea che ha trovato subito terreno fertile in SIAE, semplicemente perché è una società fatta dagli artisti, dagli autori e dagli editori, cioè da tutti coloro i quali lavorano nella musica e beneficiano direttamente di questo servizio. Sono stati subito entusiasti all’idea e nel giro di pochi mesi ci siamo messi al lavoro per far partire l’ufficio.

 

All’estero da chi sono supportati economicamente gli uffici di music export? Se ne occupano corporazioni simili a SIAE?
Ci sono tanti casi diversi. Ad esempio, dando un’occhiata al network EMEE (European Music Export Exchange), che comprende gli export office di tutta Europa, si capisce che le modalità organizzative sono molteplici. C’è chi, come nel caso italiano, è supportato dalla collecting maggiore del proprio paese; c’è chi è supportato dal Ministero della Cultura o da quello dell’Economia; altri invece da un consorzio fatto da varie associazioni di settore. Ognuno ha trovato un modo diverso di creare e sostenere quest’ufficio, ognuno con equilibri diversi. Il budget è messo a disposizione dai vari attori oppure molto spesso si fa leva sulla rete degli istituti di commercio estero, degli istituti di cultura, delle ambasciate. Ogni music export costruisce le proprie attività attraverso la collaborazione di diverse realtà.

 

Nel caso specifico dell’Italia, i fondi da dove arrivano?
Sono fondi interni a SIAE, ed è un servizio fornito agli iscritti: è un servizio che serve per supportare la diffusione all’estero delle canzoni e dei dischi italiani depositati in SIAE.

 

Cosa può fare Italia Music Export per una band o un musicista che voglia farsi conoscere all’estero?
Forniamo un servizio di consulenza su misura, artista per artista. L’ufficio serve per aiutare sia chi già ha un percorso avviato all’estero (con finanziamenti, contatti, agevolazioni) sia chi non ha niente in mano e sta iniziando da zero: in quel caso possiamo aiutare a capire qual è il percorso giusto, a quale porta bussare, quale strategia è possibile mettere sul tavolo. Però è importante che l’artista, o il professionista che lo affianca, abbia una progettualità di qualche tipo.

 

Per approfondire https://www.rockit.it/intervista/italia-music-export-finanziamenti-come-funziona