La musica come strumento universale di cultura e dialogo è nuovamente offesa e usata per finanziare guerre militari di oggi e di domani, considerando che oggi le guerre sono considerate investimenti ad alto rendimento, è plausibile che ci siano molti più soggetti interessati di quanto pensiamo e che il business militare sia una forzatura dilagante senza fine.
Spotify è la principale app di streaming musicale e podcast per notorietà popolare a livello globale, con centinaia di milioni di utenti e un fatturato miliardario, Daniel Ek, il fondatore di Spotify, ha investito quasi 700 milioni di dollari in una società europea chiamata Helsing, specializzata nella produzione di droni militari avanzati.
Questa mossa ha suscitato molte polemiche soprattutto tra i musicisti, che temono che la loro arte, diffusa tramite Spotify, possa ora contribuire indirettamente a finanziare la fabbricazione di armi usate in conflitti in diverse zone del mondo, come l’Ucraina, il Medio Oriente, Armenia o altri luoghi meno citati dai grandi media. Per questo motivo, vari artisti hanno deciso di rimuovere la propria musica dalla piattaforma, volendo prendere le distanze da questa decisione, Piero Pelù, Auroro Borealo e Mannarino, hanno espresso il loro disappunto in maniera molto critica, così come riportato da .insideover.com.
Piero Pelù ha manifestato un forte rifiuto verso questa scelta, mentre Mannarino, durante un evento a Roma dedicato al sostegno della popolazione palestinese, ha definito questa decisione un tradimento dei valori umani, sottolineando quanto sia inquietante utilizzare i proventi della musica per finanziare strumenti di guerra. In un momento storico delicato e complesso come questo, in cui il tema della guerra è purtroppo molto presente, questa situazione evidenzia un problema importante: anche la musica, che rappresenta cultura, pace e unione, rischia di essere coinvolta in dinamiche politiche e militari, creando uno scenario che sembra quasi uscito da una serie fantascientifica e distopica.